Clocks-Coldplay

sabato 14 maggio 2011

Il ruolo del tempo nella relatività galileiana

Galileo, con la formulazione delle sue trasformazioni e quindi della sua relatività ha contribuito considerevolmente nello studio del moto dei corpi: infatti, anche se la misura del moto di un corpo dipende da un SRNI è possibile ricondursi al moto effettivo nel suo SRI. Questo poggia sull'assunto (verificato sperimentalmente) che le forze sono enti fisici di natura vettoriale e pertanto possono essere trattate come tali (così come dunque le accelerazioni, le velocità, gli spostamenti). Ciò che è necessario fare è sommare il vettore velocità misurato nel SNI al vettore velocità del SNI rispetto al SI (naturalmente la questione è più complessa in quanto possono entrano in gioco forze "apparenti" come la forza centrifuga e la forza di Coriolis). Ciò di cui, però, Galileo non ha tenuto conto (ma che, d'altro canto, non poteva essere ancora tenuto conto) era del tempo. Infatti, vi era ancora l'assunto che il tempo fosse uniforme per qualsiasi corpo lanciato a qualunque velocità. Dunque, implicitamente, nelle trasformazioni galileiane appare
t = t'
dove t è il tempo nel SI e t' è quello nel SNI. Ciò è, con buona approssimazione, vero se il vettore velocità complessivo è molto inferiore alla velocità della luce (i corpi che si prendono in esame in meccanica classica possiedono generalmente questa proprietà). Le opportune correzioni alla relatività galileiana verranno operate secoli dopo nelle trasformazioni di Lorentz.

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